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Shin Getter Robot- The Last Day

La varie collaborazioni che hanno dato il via alle più imponenti serie robotiche degli anni settanta e ottanta portano tutte il marchio di Go Nagai e questo è un dato inconfutabile. Che ci siano i vari Gosaku Ota (Mazinger & Grendizer) o Tatsuya Yasuda (Kotestsu Jeeg), il nome del fondatore della Dynamic Planning è onnipresente. La differenza fondamentale che è andata a materializzarsi con produzioni robotiche di altri autori, sempre più evidente negli  anni, è l'anima. Go Nagai non è solo il precursore di un genere che ha spopolato nell'arco di più di due decadi, no: Go Nagai è l'ideatore di un concetto. Il concetto che esprime attraverso le sue tavole un tempo rozze e sgraziate è di una raffinatezza a volte non troppo facile da afferrare. Questa è colpa degli anime di quegli anni che si sono rivelati armi a doppio taglio. Da un certo punto di vista questi hanno ottenuto una notorietà oltre i confini del mondo, ma i riadattamenti svolti per l'edizione TV privavano le opere originali della loro essenza. A parte il soggetto principale che sicuramente era motivo di successo garantito, lo svolgimento di una serie andava a consumare il prodotto fino a renderlo forse un po' troppo monotono per un adulto. Il filone principale della trama veniva
ripreso sporadicamente per dar vita ad un lungo ciclo di bad guys settimanali che puntualmente vedevano la scontata vittoria del "buono"(con tanto di spettacolari esplosioni finali al termine dell'episodio). Certo è che all'epoca anche il sempre avanzato e tollerante Giappone non poteva trasmettere le storie come apparivano nelle tavole: che si parli di demoni o robot qualsiasi opera di Go Nagai dopo il suo periodo goliardico manifestava violenza e riferimenti seussuali a non finire. Questa formula però, che ha dato il via ai vari anime di Devilman, Mazinger Z, Gloyzer X o Cutie Honey (tutti sono troppi da citare), ha permesso diversi reboot dalla metà degli anni 80'. Con un pubblico più maturo e sicuramente più esigente, veterano ormai per
quello che riguardava anime o OAV, si poteva creare finalmente un prodotto più simile che mai all'originale grazie a sempre più avanzate tecniche di animazione. La pubblicazione tramite Home Video poi, spezzava letteralmente i vincoli imposti dal network, così da poter esplicare quel sesso  e quella violenza tanto decantati. La divulgazione di questi Home Video non fu difficile proprio per il successo che le stesse serie omonime ottennero una quindicina di anni prima: esempi alla portata di tutti sono gli OAV di Devilman o di Cutie Honey (giunti in Italia attraverso Granata press il primo e Dynamic Italia il secondo). Con questo non si vuole dire che le saghe degli anni settanta siano servite solo come rampe di lancio per queste nuove rivisitazioni: si tratta di prodotti qualitativamente eccellenti per l'epoca che hanno visto l'exploit di mostri sacri del campo come Kazuo Komatsubara e Shingo Araki (Saint Seiya, Lady Oscar ecc.), con trame a volte semplificate ma mai sciocche e noiose. E d'altronde sono proprio queste ad averci fatto innamorare di questo genere così metallicamente romantico.
L'avanzare degli anni ha però permesso ai soggetti di questi anime di assumere toni più cupi, potendogli così conferire un look e una drammaticità tutta nagaiana; proprio la stessa che fino ad allora poteva essere acquisita soltanto attraverso la carta. E allora sono nati remake, ma anche universi paralleli ed inediti come lo erano quelle serie di quartant'anni fa ma volte verso un'altra direzione: una lettura in chiave adulta e a volte addirittura pessimista. E' un'operazione che continua e continua anche al giorno d'oggi, basti pensare a "Mazinkaiser SKL" che trae spunto da Mazinger Z (o meglio Mazinkaiser) ma nulla ha a che vedere col prodotto originale così come papà Go lo concepì.
Una tattica così vincente, che ha saputo conciliare parte dello spirito del manga con il prezioso anime degli anni 70' è sicuramente "Shin Getter Robot - L'ultimo giorno del mondo". Questa lunga premessa era l'unico mezzo necessario per poter decantare a pieno questo capolavoro dell'animazione giapponese. Stiamo parlando di una piccola serie di tredici OAV (venti minuti circa ad episodio) che vede in modo totalmente inedito la Getter Saga ideata da Go Nagai e Ken Ishikawa. La produzione risale al 1998 (Bandai
Visual/ Dynamic Planning), ed il tratto è fortemente ispirato ai primi volumi del manga dove la matita era prevalentemente di Go Nagai, mentre sappiamo che da circa metà opera in poi i disegni saranno esclusivamente di Ishikawa. Il character designer è il brillante Kenji Hayama, mentre per quanto riguarda le creature meccaniche e gli invasori il tutto vede l'alternanza di Kisei e Tatsuo Yamada. Le musiche spettacolari di Yasunori Iwasaki sanno sposarsi ottimamente con i toni grigi della serie non solo per la tristezza di cui sono cariche, ma per la grinta che sa far esultare e fomentare lo spettatore durante le spettacolari battaglie. Le due sigle di apertura poi sono dei capolavori: la seconda (dal quarto episodio in poi) è "Heat" di Horonobu Kageyama e nonostante la sua gradevolezza si attiene al tipico standard al quale un anime può ambire. La prima sigla però, "Ima ga sono Toki da" (今がその時)è del più storico e attempato Ichiro Mizuki (Mazinger Z, Tekkaman, Combattler V ecc.), che proprio per il suo timbro passionale sa dare all'esecuzione di quest'apertura un marchio inconfondibile che ci riporta alle vecchie sigle, senza però omettere questa veste nuova e profonda.
Parliamo un pochino della trama con il nostro stile vago, così da non compromettere la godibilità totale del prodotto. Una piccola premessa è dovere farla. Si leggono su diversi forum commenti negativi relativi a questa serie. Se queste critiche fossero mosse alla pochezza della trama o dei contenuti sarebbero senz'altro ben accette: ognuno è libero di esprimere un giudizio. Il problema è che l'ignoranza fa sempre da maestro a chi adora dire la sua senza le basi necessarie. Ed ecco che non vengono tollerate incongruenze come la compresenza di Musashi e Benkei o del Getter Robot e il Getter Dragon; si disprezza la nuova lettura del personaggio di Genki e cosa ancor più imperdonabile si denigra il doppiaggio e il riadattamento della
SEFIT CDC e per cosa? Per l'assoluta fedeltà riservata ai nomi dei personaggi e ai colpi dei robot. No ragazzi: questo non è il seguito della serie anime. E' un universo a parte dove prende luogo una storia inedita che tiene in considerazione gli elementi fondamentali della serie manga e i personaggi quindi, così come i robot, prestando i loro volti e le loro caratteristiche principali senza dover rispettare parametri cronologici già dettati dalla saga originale. Se ci si vuole schierare nella fazione dei puristi allora dovremmo muovere le nostre critiche anche verso la direzione opposta, nel senso che anche gli anime degli anni 70' rappresentano una bestemmia molto distante dagli schemi già maturi del manga. Questi personaggi sono come degli attori, e questa tattica negli anni è stata utilizzata un'infinità di volte da Go Nagai. Chi lo conosce infatti non si sorprende più di tanto apprezzando quelle stravaganze che nelle serie canoniche non sarebbero possibili. Il doppiaggio inoltre... Bè, non scherziamo. Ryoma Nagare animato da Francesco Prando, Hayato Jin da Sergio Di Stefano, Musashi Tomoe da Marco Mete, Benkei Kuruma da Angelo Nicotra e Go dalla leggenda Patrizio Prata (e un'altra ventina che non possono essere menzionati per questioni di spazio). Un lavoro coi fiocchi che pone dei professionisti (già affermati all'epoca dell'uscita in Italia) al servizio di un prodotto di altissima qualità valorizzato da traduzioni fedelissime all'originale. Detto questo entriamo nel vivo di questa serie!
Il prologo parla di una guerra. La voce narrante di Sandro Iovino mostra come la scoperta prima e l'utilizzo poi dei raggi getter, grazie alla costruzione di un potente robot, sia stata utile a sconfiggere una razza di invasori che minacciò la razza umana. Questi "invasori" (così verranno chiamati per il resto della serie) colonizzarono la luna; le nazioni di tutto il mondo si unirono per combattere il nemico disputando la battaglia
proprio nel satellite terrestre. Robot di tutto il mondo, capeggiati dal Getter Robot, vinsero così la battaglia allontanando la minaccia. Per sempre? No. E' qui che la vicenda inizia davvero a svilupparsi. Un inizio rapido e senza delucidazioni ci lascia subito con diversi interrogativi. Il professor Saotome, a capo del progetto getter e padre del Getter Robot è stato assassinato. Chi sta scontando ingiustamente per questo crimine è Ryoma Nagare, leader del primo vero getter team. Dall'assassinio sono passati tre anni e il piccolo figlio del professor Satome Genki, rimasto autistico dopo aver assistito all'assassinio del padre, è stato affidato a Musashi Tomoe. Un Hayato visto inizialmente come un nemico trama nell'ombra assieme al professor Shikishima. La comparsa di un nuovo e ancor più sofisticato robot, lo Shin Getter Robot, guidato dal professor Saotome, e degli invasori creduti estinti complica ulteriormente il quadro che si para innanzi. Cosa sta succedendo? Inizialmente è difficile stare al passo di questi ritmi frenetici che sparano a raffica colpi di scena aiutati inoltre dall'incongruenza evidente col manga originale che lascia disorientati. Se si è pazienti e si va avanti episodio dopo episodio però ogni tassello prenderà il giusto posto nella logica dell'opera ed il senso inizialmente dubbio di questi OAV sarà tangibile. Quando il centro di ricerche Saotome viene poi invaso dallo stesso professore che si credeva deceduto tre anni prima, aiutato da un esercito di Getter Robot G , i piani alti del governo mettono in atto una mossa disperata. Al presunto assassino Ryoma Nagare, tenuto per tre anni in un carcere di massima sicurezza, viene data la possibilità di sfogare tutto il suo rancore: armato del primo modello di Getter One questi si scaglia verso una battaglia contro l'uomo che ha distrutto la sua vita. Lo scontro decisivo alla ricerca della verità ha inizio. Ma Ryoma è un personaggio semplice che non ha ben compreso le sottili e oscure trame intesse dal professor Saotome. Nel frattempo l'ONU, individuata nel professor Saotome una nuova minaccia, si affida all'aiuto degli scienziati Cowen e Stinger: personaggi misteriosi che assieme al professor Saotome contribuirono allo studio dei raggi getter. Il luogo della battaglia verrà raggiunto anche dagli altri membri della prima famiglia getter, ed è così che si vedranno riuniti ancora una volta (nonostante i rancori e le tensione tenute in sospeso) Ryoma, Hayato e Musashi. Chi per una ragione, chi per l'altra, l'obbiettivo è
ora fermare il piano ancora poco chiaro del professore. Prenderà vita già dal primo episodio il pezzo forte della serie: la punta di diamante. E' lo Shin Getter Dragon! Questo robot, che fino all'ultimo episodio sarà godibile solo al suo stato embrionale, è la fusione di migliaia di get machines. I poteri di questa creatura una volta "matura" saranno pari a quelli di un dio o un demonio nel vero senso del termine. Il professor Saotome ha saputo calcolare tutto nei minimi dettagli: per poter controllare questa "divintà" ha dato vita ad nuovo essere umano fondendo assieme raggi getter ed il DNA di se stesso e della defunta figlia Michiru. E' Go. La nuova lettura di questo personaggio è stravagante ma efficace. Non è il Go Ichimongi di "Getter Robot Go" nè mantiene la sua indole aggressiva. E' un Go calmo e riflessivo che avrà un ruolo determinante dal quarto episodio in poi. I primi tre episodi sono soltanto un calcio d'inizio. Descrivono un affresco vivace e ricco di ricordi. Lascia questioni a metà e ci illude di aver capito qualcosa. Per questo "The last day" è nagaianamente perfetto.
Tralasciando il modo in cui ci arriveremo, dal terzo al quarto episodio passeranno ben tredici anni. Tutti i personaggi dei primi tre OAV sono per ora accantonati. Sappiamo che la terra è in macerie e gli esseri umani sono stati costretti per anni a vivere sotto terra. Gli invasori hanno di nuovo preso il sopravvento e sono combattuti grazie ai robot dei diversi governi. I giapponesi sono visti come una minaccia ed è riservato loro un odio particolare: essendo stati loro a scoprire e a sviluppare i raggi getter che hanno portato il genere umano all'estinzione, questo è il trattamento che subiscono in continuazione. Ma chi sono questi giapponesi? Si riconosce solamente Benkei Kuruma. Quest'ultimo tredici anni prima prese con sè una figlia adottiva di nome Kei, che ora è una bellissima ragazza (e che sarà pilota dello Shin Getter Two). Cosa si nasconde dietro alle origini di Kei? Che fine ha fatto Go e il vecchio getter team? Una cosa è certa: lo sfondo perpetuo di questa serie sarà uno Shin Getter Dragon pietrificato. Uno Shin Getter Dragon obbiettivo di ogni tipo di influenza, benigna e maligna. Progredendo sempre più si andrà incontro a verità scioccanti che smonteranno tutti gli schemi. Tutto diventa il contrario di tutto e le vecchie alleanze torneranno, pur se con motivi differenti, in auge. Anche se vago e poco chiaro, state pur certi che di più non si poteva dire! Una parola fuori posto avrebbe

rovinato un mucchio di sorprese concatenate, quelle che sono il vero inchiostro di questo romanzo tutto mecha! Sperando di aver alimentato una certa curiosità almeno negli appassionati, spendiamo un attimo a parlare dei pilastri, quelli che non parlano ma paradossalmente comunicano più di tutti: i Getter Robot! Si deve premettere che dal primo all'ultimo episodio assistiamo ad una sfilata di modelli, dal capostipite fino ai modelli più evoluti passando per intermezzi inediti e rozzi. Si notano subito il primissimi Getter One, Two e Three sino ai più evoluti Dragon, Riger e Poseidon. Un piccolo appunto merita il mantello di Getter One, che nella serie TV degli anni settanta era stato proposto in una versione rigida e appuntita: qui lo stile del manga viene mantenuto al millimetro esibendo anche questo bizzarro dettaglio. Anche se inizialmente è visto come una minaccia, il robot cardine della serie che prenderà le redini di protagonista robotico è lo Shin Getter. Questi apparve per la prima volta nel manga di Ken Ishikawa. Un nuovo e carismatico Getter lo si vedrà verso la metà della serie: è il Black Getter pilotato dalla leggenda Ryoma Nagare. Ultimo mattone di questo imponente castello è lo Shin Getter Dragon, non assemblabile ma trasformabile questa volta nelle sue versioni Shin Liger e Shin Poseidon. Finalmente possiamo riallacciarci al "concetto" di Go Nagai. Parliamo di un genere mecha, ma se siete amanti puntigliosi di ingegneria robotica lasciate perdere questo anime o ogni concept del maestro. Ogni volta che vedrete l'agganciamento delle get-machines sarete testimoni di un evento sempre nuovo, sempre dinamico ed elettrizzante ma anche "antiscientifico a tutti gli effetti" per citare il dottor Hell de "Il pazzo mondo di Go Nagai". Ma come criticare tanta spettacolarità? Lo Shin Getter One o il Black Getter sono dei robot ma hanno gli occhi: pupille trasudanti rabbia e aggressività. Non è uno scherzo ma nemmeno uno scherno: è un'intuizione temeraria che ha dato un'anima a questi robot. Anche se tondeggianti ed elementari, i tratti di ogni getter sono sempre diligentemente fantameccanici. Non vi è il tecnicismo di "Gundam" o "Patlabor", anche perchè qui le possenti creature artificiali sono il mezzo con cui i personaggi che li pilotano esprimono il loro essere. Il Getter One racchiude l'aggressività di Ryoma, il Two la struttura
snella di Hayato ed il Three la corpulenza di Musashi/Benkei e così via per tutti i modelli seguenti. Sono bypassati anche gli standard legati alla staticità dei robot delle vecchie serie TV: in questa occasione i loro movimenti sono fluidi ed elastici come quelli di un qualsiasi atleta in carne e ossa mentre la lega che va a costituirli è gommosa e flessibile. L'estetica qui la fa da testimone ed è innegabile. Un corpo robusto come quello dello Shin Getter One cosa vuole comunicare con quelle ali da pipistrello se non un'indole demoniaca? Il tirapugni appuntito del Black Getter con tanto di sciarpa non sono elementi che ricalcano il personaggio di Ryoma Nagare ed il suo stile trasandato e battagliero? Signori, tutto questo è " Shin Getter Robot - L'ultimo giorno del mondo". La dimostrazione più pura che una commixtio generis è possibile ed è vincente anche se sa esagerare in stile nipponico.  Drammatica, violenta, commovente e travolgente.
E' giusto concludere ricordando una simpatica vignetta dove Ken Ishikawa ricorda se stesso come un giovane mangaka: in crisi perchè non riusciva a dare un tono realistico all'agganciamento del Getter Robot, chiese aiuto a Go Nagai. Il maestro subito lo corresse affermando la vera natura dei manga, spiegando all'allor principiante autore che non occorre per forza trovare un senso logico a queste cose, d'altronde un manga altro non è che una libera espressione della fantasia umana.

FedereZ



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