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Berserk e l'Animazione

Hai perso la prima parte? Leggila qui

Negli anni 90’, precisamente dal 1997 al 1998, è stata realizzata una serie anime di Berserk
composta da venticinque episodi. A parte il primo, che ci mostra il cavaliere delle tenebre, tutto il resto della saga è volta a spiegare l’evoluzione del personaggio attraverso la “classica” saga dell’armata dei falchi: ripercorre abbastanza fedelmente proprio quei volumi menzionati nella prima parte. A parte l’omissione di alcuni dettagli (certi fondamentali) la serie scorre abbastanza bene, le animazioni scarseggiano in qualche episodio ma in alcune sanno rendere davvero  giustizia al manga.
 Le background music sono
qualcosa di eccezionale, che a volte riesce addirittura a sovrastare le immagini. Memorabili inoltre la sigla di apertura “Tell me why” dei Penpals e la lenta ma azzeccatissima chiusura dei Silver Fins intitolata “Waiting so long”. Un precisazione che va fatta è l’ottimo lavoro svolto nell’edizione italiana (MERAK FILM – Milano) dalla direzione del doppiaggio (Guido Rutta) e la scelta inscindibile di Patrizio Prata nel ruolo di Gatsu (qui riadattato nella traslitterazione inglese “Guts”). Un Patrizio Prata che come ogni volta “diventa” il personaggio al quale presta la voce: davvero infuocata la prestazione negli ultimi due episodi che narrano l’eclissi.
Per quanto riguarda questi ultimi anni, dal 2012 al 2013 sono usciti tre lungometraggi che vanno ad animare la trilogia “Berserk – Ogon jidai hen”, che letteralmente significa “l’epoca d’oro”. La trilogia ripropone per l’ennesima volta tutto il percorso di Gatsu fino al termine dell’eclissi con tutti i personaggi fondamentali (Grifis, Caska, Rickelt, Judo, Pipin, Zodd…).  In Giappone la trilogia è stata già completata e proposta per l’home video, con l’altra differenza che prima dell’uscita in DVD e Blu Ray Disc i film sono stati proposti al cinema come è destino di ogni comunissima produzione cinematografica.
Eccoli qui:
- Berserk – L’epoca d’oro - Capitolo I - L’uovo del re dominatore (Febbraio 2012)
- Berserk – L’epoca d’oro - Capitolo II - La conquista di Doldrey (Giugno 2012)
- Berserk – L’epoca d’oro – Capitolo III – L’avvento (Febbraio 2013)
In Italia sono stati trasmessi per ora i primi due in prima visione dal canale 149 della piattaforma Sky: Man-ga.
Parliamo di questa versione cinematografica.
La sigla di apertura che da inizio a tutti e tre i lungometraggi è “Aria” di Susumu Hirasawa, ed è una canzone che si sposa perfettamente con le ambientazioni pseudo medievali: l’utilizzo di effetti elettronici non stona per nulla ed il ritornello (messo anche nel trailer del secondo episodio durante una scena tratta dalla battaglia per Doldrey) merita davvero.  Durante questa sigla –chiamiamola così- passano in successione immagini tratte dal manga vero e proprio: il bello è che si scorgono scene di parecchio successive alla saga presa in considerazione in questa trilogia (ad esempio Gatsu con l’armatura maledetta), il che risulta un dato davvero positivo poiché fa presupporre che la produzione terrà fede al progetto originale andando oltre la saga dei falchi.  La trama che si va a cospargere poi nell’arco della trilogia la conosciamo, anche se non viene trattata come un lungo flashback. E’ fedele e molto pulita, anche se si escludono dettagli importanti della vita di Gatsu anzi, vengono sì trattati ma in modo molto rapido (la vicenda di Gambino o lo stupro da parte di Donovan). Qualche piccola modifica c’è senz’altro, ma è volta a massimizzare i tempi che il lungometraggio deve rispettare. Un esempio, che non intacca la trama ma che ne riduce la purezza, lo si scorge nel secondo film, quando Gatsu si scontra con il generale Boscone: qui il protagonista utilizza la sua spada per
sconfiggerlo, mentre nel manga e nello stesso anime utilizza la sciabola di Zodd l’immortale. Vi sono anche delle aggiunte da considerare interessanti, come la presenza di personaggi che nella serie originale appariranno solo successivamente a questa saga: si pensi a Farnese e a Serpico durante la festa al palazzo del re dopo la vittoria di Doldrey.
La trilogia tiene fede anche alla violenza ed ha scene di sesso abbastanza esplicite, come nel terzo episodio, il quale raggiunge l’apice di questi due concetti attraverso l’eclissi. Basti pensare che la visione al cinema in Giappone era vietata ai minori di quattordici anni.
Perciò in sintesi gli elementi fondamentali di questo straordinario racconto ci sono tutti, e forse la trasposizione -o conversione se vogliamo- in film rende molto meglio dell’anime; si gusta il racconto con più tranquillità senza doverlo dilazionare in parecchi episodi che mozzano forse troppo la storia. La lancia che sento di dover spezzare in favore della vecchia serie tv però, è che il profilo dei personaggi viene delineato in modo più dettagliato. Certo, in una stagione di venticinque episodi si possono trattare più temi ed affrontare le diverse tematiche con più minuziosità, anche perché quest’anime pecca sempre e comunque di aver tralasciato figure a dir poco fondamentali quali il Cavaliere del Teschio (che invece nel terzo film sarà più che presente).
La qualità della trilogia inoltre è irraggiungibile per l’anime per due semplici motivi: il primo è meramente cronologico, visto che la serie è vecchia di ben quindici anni rispetto ai film; il secondo è piuttosto ovvio, proprio perché è una produzione cinematografica ed ha quindi richiesto una quantità e qualità di risorse maggiore.
Il character design di Naoyuki Onda sa cogliere i tratti decisivi di Kentaro Miura e offre al pubblico una resa fresca e moderna senza intaccarne l’originalità. Eppure qualcosa non va. Eppure da un certo punto di vista l’anime sa sovrastare questa “Età dell’oro”. Ecco perché.
Un utilizzo spropositato della computer grafica per la realizzazione di quasi tutte le scene di lotta e non, a volte risulta davvero imbarazzante. Nelle scene dinamiche (come alcune battaglie o scontri) sono davvero troppo evidenti l’utilizzo di un tratto che ricorda i primi videogiochi in cell shading della Bandai generando movimenti spudoratamente superficiali, un po’ come dei burattini. E’ una tecnica forse interessante che potrebbe anche rendere se usata con criterio, ma in questi film (proprio perché sono dei film) è stato un vero abuso. Moltissime scene andrebbero cancellate e realizzate ex novo attraverso animazioni più tradizionali. Questo è un vero peccato perché questo progetto ha entusiasmato e continua ad entusiasmare i fan: i film sono strutturati abbastanza bene a livello di trama e sviluppi (non dei capolavori ma accettabilissimi), eppure quella dell’animazione resta una pecca che sa urtare davvero la vista. E questo anche perché non è mascherata per niente questa negligenza. Questa nota è davvero gravissima e non permette di dare un giudizio pienamente positivo a questo prodotto.
La serie tv, nella sua parca onestà, ha saputo sfruttare meglio le armi a sua disposizione, e togliendo qualche strafalcione presente nella trama, si può considerare un anime sufficiente.
Ovvio è che presi in considerazione i due prodotti, gli scopi delle due produzioni e i mezzi che gli hanno dato vita,  l’anime ha saputo giocarsela molto meglio. E’ indiscutibile la superiorità dei film certo, ma calcolati i mezzi e l’ambizione del progetto, si poteva fare molto, molto di più.
Il doppiaggio della trilogia è affidato alla Cooperativa Eddy Borghese. Bisogna dire che la presenza di doppiatori veterani come Riccardo Niseem Onorato (Grifis/Griffith), Federica De Bortoli (Caska) e Romano Malaspina (Re delle Midlands) sono da considerare delle vere perle. La voce suadente di Niseem Onorato e la quiete che la caratterizza si armonizzano alla perfezione con il personaggio di Grifis, imprimendogli la sicurezza e l’eleganza che questi porta. Vera sorpresa è stata la voce di Alessandro Budroni per Gatsu (anche qui trasposto in Guts, ma non ci facciamo caso tanto la pronuncia è la stessa), che gioca alla pari con il personaggio che interpreta rendendogli giustizia. Piccolo ma intralasciabile appunto: la voce di Zodd riesce a rovinare tutto il film, vedere per credere e non aggiungo altro (!).
Aspettando l’edizione italiana del terzo lungometraggio che chiude la trilogia, sappiamo già che è in lavorazione il quarto film che vede le avventure di Gatsu, ormai cavaliere delle tenebre: verranno qui ripresi i capitoli intitolati nel manga “Lost Children”.
Ricapitolando: un manga essenzialmente perfetto e ricco d’avventura, dettagli e spettacolarità. Disegni e plot straordinari: un romanzo che porta con sé un numero spropositato di capitoli che non commette mai il peccato di essere commerciale o prolisso. Un Kentaro Miura che trasferisce in quest’opera una dedizione fuori dal comune (esagerata addirittura).  Un sistema solare nella galassia dei manga così perfetto che non riesce a trovare la giusta dimensione negli ambiti televisivi e cinematografici. E’ la ragione per cui i fan, anche i più accaniti della serie, dovranno accontentarsi o quantomeno apprezzare gli sforzi della produzione (Studio 4°C).
Del resto difficilmente un’opera cartacea, si pensi anche ad un qualsiasi libro, potrà mai essere superata da un “riadattamento”: questa parola già da sola ci dice tutto. La purezza di ciò che su carta ci ha fatto innamorare verrà sempre scarnificata di elementi, che seppur non importanti, rappresentano i tasselli irrinunciabili di un mosaico perfetto.

FedereZ

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