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Il Re Lupo, Bronson/Miura

TRA BRONSON E MIURA: GENGIS KHAN!

Quando la mente che ha dato vita ad Hokuto no Ken (北斗の拳) e la matita madre di Berserk (ベルセルク) uniscono le forze, non ci può sorprendere di risultati brillanti. Il solo affiancamento dei nomi Bronson e Miura esalterebbe anche chi di manga se ne intende ben poco. L'efficacia delle trame stilate da Bronson, interpretate da Kentaro Miura stavolta e non da Tetsuo Hara, daranno vita ad un'interessante ciclo.
Iba, Il protagonista
Prima di entrare nel vivo della storia e parlare del viaggio temporale dei protagonisti, un salto di venticinque anni dobbiamo farlo prima noi. Siamo nel 1989. Anche dopo il successo mondiale della serie venuta in Italia come "Ken il guerriero", lo scrittore Yoshiyuki Okamura (in arte Bronson/Buronson a seconda della traslitterazione) non da riposo alla sua penna e da vita ad un piccolo capolavoro autoconclusivo chiamato "Il re lupo" (王狼 - Oro). Talentuoso mangaka che invece afferra il timone delle tavole è un giovane Kentaro
Miura che, proprio in quello stesso anno, farà muovere al suo Gatsu i primi passi in quel capolavoro chiamato "Berserk".
La storia narra le vicende del giovane storiografo e campione di kendo Iba, che durante una ricerca storica in Cina (nalle Via della seta) viene travolto da un vortice spazio temporale che lo condurrà negli anni dell'avanzata del re lupo Gengis Khan. La sua scomparsa porterà Kyoko, la sua fidanzata, a cercarlo un anno dopo e ad essere assorbita anche lei da questo vortice. La ragazza si ritroverà nello Stato di Seika (stato del continente cinese assoggettato alla Mongolia) nell'anno 1212. Kyoko verrà catturata dal comandante Yan dell'impero mongolo. Dopo che la ragazza si riufiterà di avere un rapporto sessuale con lui, quest'ultimo la condurrà nell'arena per darle prova di cosa succede a chi non rispetta il suo volere. L'arena
Kyoko Incontra Iba
ricorda molto il clima della stesse arene dell'impero romano, con tanto di gladiatori-schiavi che devono combattere fino allo stremo per sopravvivere. Proprio tra questi guerrieri vedrà che il campione imbattuto è un ragazzo robusto che combatte con una spada giapponese. Un ragazzo che utilizza la stessa tecnica del kendo. Un ragazzo con una mentalità diversa: vince sempre ma risparmia il suo avversario ogni volta. E' Iba, il protagonista di questa storia. Il suo ragazzo scomparso. Ci fermiamo qui, alle primissime pagine, per evitare un'antipatica sinossi.
Il meraviglioso affresco di quest'epoca, del quale i due autori offrono un'interpretazione tutta loro, è la chiave che ne ha decretato il successo. La datazione è molto precisa e la preparazione storica evidente, ma Bronson ha fatto qualcosa di più. Il Gengis Khan di quest'opera non è l'originario Temujin della storiografia classica. E' un Gengis Khan partorito appositamente per questa storia: egli ha infatti qui origini giapponesi ed il suo vero nome è Minamoto no Yoshitsune. Il suo obiettivo è creare il più grande impero mai esistito, impero che porti in alto il vessillo degli Yamato (sarebbero i giapponesi). E' un personaggio che ricalca molto Raoh (Raoul) di "Ken il guerriero", un uomo solo al quale gli fu sterminata la famiglia. Un uomo che ha soltanto la sua ambizione e un amico fidato anch'esso giapponese: il possente Benkei. Questi è un uomo alto e robusto, indiscutibilmente fedele nei confronti del Khan. La particolarità interessante è che sia privo di un braccio e di un occhio, proprio come il protagonista di Berserk.
Il colpo di scena che rende la storia sensazionale è però l'ascesa al potere di Iba, che senza volerlo si trova ad essere egli stesso Gengis Khan dopo aver ucciso l'originale. Senza spiegare le dinamiche che porteranno a questa situazione tutta nuova per la storia, il compito di Iba sarà rispettare il naturale corso degli eventi, estendere l'impero mongolo sin dove il vero Khan lo condusse e morire -come da copione- nel 1227.
Ma non è finita qui.
Nel 1990 esce il seguito di questo racconto. E' "La leggenda del re lupo" (王狼伝 - Oroden). Il piccolo
Il vero Gengis Khan in tutta la sua possenza
figlio di Iba nato nel primo volume prenderà le redini del secondo assumendo il ruolo di vero protagonista. Pur essendo figlio di un uomo del futuro, non sa nulla di questa vicenda e l'impero mongolo del XIII secolo è la sua dimensione indiscussa. Non è come Iba, il quale "diventa" Gengis Khan. Questo personaggio nasce direttamente come Kublai Khan. Ragazzino dolce e vivace che sin dalla tenera età viene costretto ad abbandonare il suo amore per l'arte e la letteratura per diventare colui che sostituirà il re lupo. Il futuro Khan. Svilupperà il suo spiccato talento però, dimostrando di avere la stoffa del condottiero e superando addirittura suo padre. Una scena che sa farsi notare è sicuramente quella in cui Gengis Khan (Iba), al termine dell'addestramento del figlio gli affida una divisione di mille uomini: "i mille lupi rossi della Uigura". Questi sono un gruppo di barbari indomabili ed Iba lo sa. Sono tutti valorosi guerrieri ed Iba lo sa. Questo continuo mettere alla prova il giovane Kublai (il quale da qui sino alla fine dell'opera avrà quattordici anni) evidenzia la volontà di Iba di volersi attenere alla storia in tutto e per tutto, forgiando il guerriero che saprà guidare l'impero mongolo. Ma Kublai è sempre all'altezza superando ogni aspettitava. Perché? Perché questi barbari non gli daranno ascolto nemmeno per un istante, e capita la situazione il giovane protagonista taglierà la testa al loro capo senza preavviso: da qui la paura frutto del rispetto, da qui il timore che solo un sovrano sa emanare. Da qui l'inizio della vera ascesa di Kublai Khan.
Sono due volumi preziosi che propongono una storia alternativa. L'idea è decisamente originale ed il risultato si può considerare eccellente. La lettura è breve e leggera, ed i disegni del primo Miura sono adatti alla rappresentazione degli scenari, delle armi e degli equipaggiamenti. Un piccolo capolavoro che la Planet Manga ha anche deciso di ristampare e raccogliere in un unico volume Maximum, ancor più adatto alle tavole epiche.
FedereZ


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