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Il nuovo corso di Dylan Dog: Prime impressioni

L'indagatore dell'Incubo, Old Boy, l'inquilino di Craven Road, Dailan, Capo, Mr Dog o semplicemente Dylan, Dylan Dog.
Quale che sia l'appellativo che più gradite, Dylan Dog è sempre stato, fin dalla sua nascita, il personaggio più rappresentativo del fumetto nostrano (prendendo in mano la staffetta dal buon vecchio Tex, editoriale maestro e compagno d'avventure), che tanto deve il suo successo alla vena surreale,onirica, bizzarra e grottesca del suo papà Tiziano Sclavi che, durante il primo ciclo di storie (conclusosi al mitico n.100) ha scritto e curato la sceneggiatura di ben 56 albi (e parliamo solo della serie regolare).Cos'è che ha reso unica la storica serie (che comincia ad avvicinarsi al trentesimo anno d'età) da diventare, prendiamo le parole in prestito da Wikipedia, "un importante fenomeno di costume in tutt'Italia", "un fumetto nazionalpopolare" che "ha ricevuto numerosi elogi in ambito accademico"?Una cosa certa è che il personaggio di Dylan Dog si discosta molto dagli stereotipi dettati dai suoi predecessori: infatti Tex e Zagor sono personaggi temprati nel fisico e nel
carattere, duri con gli avversari ma di buon cuore verso il prossimo: appaiono spesso infallibili o molto determinati e, seppur non amanti della violenza gratuita, sanno darci dentro quando c'è da menar le mani (o da premere un grilletto, o da scagliare una scure). Dylan spezza invece la tradizione dell'eroe "Duro e Puro": fisicamente più fragile, se vogliamo di corporatura "non atletica" e fondamentalmente debole nella lotta (o almeno quanto può esserlo una persona non addestrata), è pieno di dubbi e di incertezze (nonostante nei primissimi albi sia dipinto leggermente più arrogante e sicuro di se), è claustrofobico, astemio e vegetariano.
Tutte caratteristiche che ridimensionano, e di parecchio, la figura dell'eroe, rendendo di fatto Dylan un personaggio molto vicino ai lettori,con evidenti difetti in cui un ragazzo (o perchè no, un adulto) è in grado di identificarsi: in sostanza in quegli anni si poteva SOGNARE di essere come Tex Willer, Dylan Dog.
ma si poteva realmente ESSERE
La seconda, e non certo per importanza, caratteristica a rendere grandiose le storie dell'Indagatore dell'Incubo, è l'aria di bizzarria e di follia che si respirava letteralmente i quei primi meravigliosi albi: in uno sfondo molto più che realistico, la Londra dei giorni nostri (o meglio, la Londra dell'epoca della pubblicazione), in cui si muove questo detective privato specializzato in casi paranormali, come epidemie di Zombie, fantasmi, vampiri e quant'altro, il tutto accompagnato da una buona dose di scene splatter, di black humor e, soprattutto, da un protagonista spesso non all'altezza della situazione. Al pari del collega Spiderman, non è ben visto dalla società e viene bollato spesso come ciarlatano e truffatore.Ed è così che, tra successi di pubblico, di critica ed editoriali, che la creatura di Sclavi raggiunge e sorpassa il traguardo del centesimo numero, albo che contiene, tra le sue pagine straordinariamente a colori, il finale ideale della storia del personaggio ma, come già sa chi ha letto quell'albo, è un evento ancora lontano dai giorni nostri.
Dunque la vita editoriale di Dylan Dog è ancora lunga, ma comincia presto a scricchiolare sotto il peso dei volumi: la qualità della storie comincia a ondeggiare tra alti e bassi, l'assenza di Sclavi alla macchina da scrivere si fa sentire, e il peso degli anni scartavetra la patina di freschezza di cui era ricoperta la serie, e le vendite calano drasticamente.
Qualcosa non va.
Ad onor del vero, c'è da dire che  l'intero settore (e non solo del fumetto Made in Italy) ha vissuto una grossa crisi, mentre il mercato viene invaso dal fumetto nipponico che conquista consensi di pubblico e interessi di grosse case editrici, ma ciò non toglie che a Craven Road n.7 le cose non funzionano più come dovrebbero.
Cos'è successo al nostro Dylan (inter)nazionale? Parlo da lettore che ha seguito tutti i 340 albi della serie regolare. Il vero problema non è certo il personaggio, che negli anni ha mantenuto (a volte di più, a volte di meno) intatte le proprie caratteristiche così come delineate da Sclavi, ma è un problema da ricercarsi all'interno della qualità delle storie. Beninteso, alla Bonelli lavorano dei veri professionisti del fumetto, quindi non parliamo di sceneggiature campate in aria o viziate da strafalcioni narrativi, ma di un lento processo di "banalizzazione" delle avventure dell'Indagatore dell'incubo. Fin dai primi numeri, infatti, è chiaro come gli sceneggiatori  inserivano nelle avventure una buona dose di citazioni provenienti dalla letteratura o dalla cinematografia Horror, basti pensare che solo nella prima annata lo vediamo "affrontare" gli Zombie, Jack lo squartatore, l'uomo lupo e un diavolo ma, nonostante questo, le avventure risultavano originali e divertenti.Col tempo il "gioco" delle citazioni è diventato il "vizio" delle citazioni, le storie perdono di originalità e l'atmosfera bizzarra e onirica che tanto è cara ai lettori di vecchia data sparisce.
Nel 2013 quindi, per ridare lustro al personaggio e alla testata, viene annunciato un progetto denominato Fase Due: Tiziano Sclavi affida la supervisione delle testate legate a Dylan Dog a Roberto Recchioni, che ha già all'attivo diverse sceneggiature in casa Bonelli e che predispone una serie di cambiamenti atti a togliere un po' di ruggine dalla giacca dell'Old Boy. Il grande passo è avvenuto nel numero 337 con un albo celebrativo a colori, sceneggiato dallo stesso Roberto
Recchioni e illustrato da Nicola Mari: Spazio Profondo.
La copertina di Angelo Stano ci pone di fronte a un Dylan nudo e in posizione fetale, a rappresentare la rinascita editoriale, mentre la storia ci catapulta in un lontano futuro (alternativo?improbabile?) che ha ancora bisogno dei servigi dell'Indagatore dell'incubo.
Dall'inizio della Fase Due al momento in cui scrivo, 6 sono gli albi che ci hanno introdotto nel nuovo ciclo narrativo di Dylan, sicuramente insufficienti per poter tirare le somme, ma abbastanza per poter esporre le prime, importantissime impressioni.
Riporterò e commenterò  qui ad uno ad uno i punti fondamentali che hanno subito variazioni rispetto alla precedente fase esattamente come esposti sul sito della SBE, per comodità:

STRUTTURA NARRATIVA
Le storie di Dylan Dog saranno, come sempre, autoconclusive. Ogni albo potrà essere letto indipendentemente dai precedenti e dai successivi. Tuttavia, un sottile fil rouge legherà le varie avventure e costituirà un ciclo di storie rinnovato di anno in anno, senza però compromettere la lettura dei singoli episodi. Si passa quindi a una struttura narrativa che ricorda alcune serie tv, con una continuity presente, ma non invasiva.

Il primo punto è promettente: una sorta di continuità tra le avventure è in grado di rendere più vivido e realistico il mondo in cui si muove Dylan, le sue azioni e le sue scelte potrebbero influenzare gli eventi degli albi futuri e, soprattutto, il lettore abituale può godersi lo sviluppo di una maxi trama, ma senza che il lettore casuale o saltuario (categorie altrettanto care alla SBE) ne paghino lo scotto.
E' stato piacevole, leggere tra gli albi, il continuo proseguire degli eventi e si ha la (gradevole) sensazione che, oltre alla trama, possano svilupparsi anche i rapporti tra personaggi.

AMBIENTAZIONE
Una Londra contemporanea e multietnica, che spazia dai quartieri classici e turistici a quelli più in espansione come Southwark, con il suo grattacielo The Shard, o East London. È questa la Londra che non solo farà da sfondo alle avventure di Dylan Dog, ma ne sarà protagonista a tutti gli effetti.

Punto da non sottovalutare: una Londra più vicina a quella della realtà e meno stereotipata rispetto al passato, contribuisce a creare un'atmosfera realistica e quindi più vicina al lettore. E più l'atmosfera è vicina al lettore, più efficaci e concreti saranno i tentativi di trascinarlo nell'incubo.

PERSONAGGI 
L’ispettore Bloch, di Scotland Yard, amico (e padre putativo) di Dylan si ritirerà in pensione. Bloch lascerà la frenetica vita londinese per trascorrere la vecchiaia in campagna, in un paesino fuori Londra, pronto comunque a tornare al fianco di Dylan, quando necessario.


Punto che molto ha lasciato discutere i fan: l'ispettore Bloch non è una figura paterna per il solo Dylan, ma anche per gran parte dei lettori che segue la testata dall'inizio. Come è stato però spiegato più volte dai portavoce della casa editrice SBE, è l'ispettore ad andare in pensione, non il personaggio! Questa scelta apparentemente discutibile è, a mio parere, molto sensata e dovrebbe dal punto di vista narrativo divenire molto proficua. Spesso, troppo spesso, gran parte del lavoro di Dylan veniva svolto dal buon ispettore Bloch, tanto che l'economia delle avventure ne ha risentito. Togliere dalla circolazione l'ispettore (ripeto: l'ispettore, non il personaggio) significa porre Dylan in una situazione di svantaggio, il che dovrebbe rendere più avvincenti o più investigative le sue avventure.
E' un grande incentivo anche per gli sceneggiatori, che non potranno più ricorrere all'espediente narrativo "lasciamo fare a Bloch".

(Continua da PERSONAGGI)Scotland Yard avrà un nuovo ispettore. Il suo nome è Carpenter. Uomo dalla ferrea deontologia professionale, considera Dylan Dog un ciarlatano che sfrutta la povera gente. Pertanto, come prima cosa, farà strappare il distintivo scaduto da ex-poliziotto di Dylan, il suo lasciapassare, per metterlo definitivamente all’angolo.
Al fianco di Carpenter ci sarà Rania, detective di religione musulmana, fedele al suo capo, ma molto meno ostile di quest’ultimo nei confronti di Dylan Dog.


Togliere a Dylan il suo più prezioso alleato non è forse sufficiente a metterlo a disagio? Meglio mettere un ulteriore ostacolo! L'ispettore Carpenter, che abbiamo imparato a conoscere già dall'albo 339, non è certo comprensivo come il vecchio Bloch nei confronti di Dylan, anzi!
Questo punto è altrettanto prezioso del precedente: Dylan non godrà più della protezione di Bloch, né della versatilità del suo distintivo scaduto, perciò non gli sarà più possibile (o perlomeno gli sarà più difficile) agire oltre i limiti della legge.
L'assenza della protezione di Bloch, unita alla pressante presenza di Carpenter, porteranno forti disagi al mestiere dell'Indagatore dell'incubo, e un forte senso di disagio è in grado di fornire uno spessore percettibile ad una serie di avventure a tematiche  Thriller e 'Horror.

(Continua da PERSONAGGIContro tutto e tutti e, soprattutto, contro Dylan, arriverà un’altra minaccia: John Ghost, incarnazione di tutti i mali di oggi, che si sostituirà a Xabaras, storico nemico dell’Indagatore dell’Incubo.
Diciamocelo: togliere di mezzo Xabaras, all'alba della quarta centuria, è stato avventato. Avventato e rischioso. La morte di Xabaras, infatti, chiude e conclude il cerchio della storia (intesa come serie di eventi concatenati) di Dylan. Unendo i pezzi del puzzle rilasciati nelle sue varie apparizioni, si comprende come fosse un personaggio affascinante e dalle forti motivazioni che, ora, lascia un posto vacante. Posto che intende prendere John Ghost (non nel quadretto famigliare, si spera).
Abbiamo conosciuto John Ghost nell'albo 341 "Al servizio del Caos" e abbiamo avuto modo di poter saggiare le sue potenzialità. Bellocio, fascinoso e stramaledettamente intelligente, in grado di prevedere le mosse del prossimo (sia essa un'amante, sia esso un indagatore dell'incubo) e ricco di risorse. Risorse economiche, umane o inumane che siano, sono tutte a sua disposizione per raggiungere i suoi scopi. Ancora si sa poco per poter giudicare le motivazioni che lo spingono ad agire "al servizio del Caos", e ancora abbiamo visto troppo per poterne analizzare lo spessore psicologico. Ma in un solo albo lo abbiamo visto disegnato sia da Angelo Stano che da Daniele Bigliardo. E non è poco.
Ci aspettiamo grandi cose.

TECNOLOGIA
Dylan odia la tecnologia, ma, considerato il suo lavoro, non può più farne a meno. Spetterà quindi a Groucho fare da tramite tra Dylan e questi aggeggi infernali. Groucho avrà a sua disposizione uno smartphone caratterizzato da un software donna, dotato di una spiccata personalità e di grande senso dell’umorismo. Irma, questo il nome del software, svilupperà una profonda intesa con Groucho, ma sarà piuttosto ostile a Dylan.

Abbiamo visto, nel numero 339 "Anarchia nel Regno Unito", Dylan Dog smanettare con Google per cercare da sé alcune informazioni e presto lo vedremo alle prese con la tecnologia. Questo punto si sposa a meraviglia col punto AMBIENTAZIONE: è impensabile vivere nella Londra moderna, fare l'investigatore privato e ripudiare del tutto la tecnologia e, soprattutto, il web, la più grande fonte di informazioni al mondo. Considerando che Dylan non potrà più accedere a informazioni riservate di Scotland Yard, una secondaria fonte di informazioni è essenziale. Inoltre se giocata bene, questa carta non rischia nemmeno di snaturare il personaggio in quanto, come avrete letto poco sopra, sarà Groucho a fare da tramite tra Dylan (che potrà continuare tranquillamente ad odiare queste "diavolerie moderne") e l'Hi-Tech.
CONCLUSIONI
Che dire, questi primi albi del nuovo corso convincono. Benché buona parte dei punti sopra citati non è ancora stata sviluppata appieno, ho molto apprezzato il concetto di continuità che si respira tra un albo e l'altro. Inoltre, la qualità delle storie sembra sensibilmente salire e ricomincia a vedersi qualcosa del vecchio Dylan, quello di papà Sclavi: in particolare mi riferisco a Spazio Profondo, storia cupa e improbabile che ci riporta al caro e vecchio concetto di "Incubo senza fine" e a Benvenuti a Wickedford che, oltre a riproporci il caro vecchio binomio freak/horror, delizia con alcune scene di bizzarria che ricordano e ricalcano il peculiare senso dell'umorismo di Sclavi.
Rimane però impossibile che Dylan Dog torni, effettivamente e definitivamente, quello di una volta.
Questo perchè Recchioni non è Sclavi.
Questo perchè nessuno degli altri sceneggiatori della scuderia Bonelli, è Sclavi.
Questo perchè nemmeno Sclavi, supponendo che torni a scrivere per il figlio di carta prediletto, non è lo stesso Sclavi degli anni '80.
E soprattutto perchè il 2015 non sono gli anni '80.
La rinascita editoriale e narrativa di Dylan Dog potrà dirsi un successo solo se, autori e lettori, capiranno che il passato è il passato, che le care vecchie storie come Golconda o Johnny Freak o Il Lungo Addio non torneranno.
Fate spazio al nuovo senza mai dimenticare il vecchio.

Hailtotheking


1 commento:

  1. Quasi tutti i primi 100 albi di Dylan Dog rimangono impareggiabili.

    Da allora in poi si sono succedute alcune storie divertenti e carine e molte storie inutili e scadenti. Soprattutto dopo il numero 150 il livello e' diventato davvero basso, persino quelle poche volte che e' tornato a scrivere Sclavi.

    Spero che questa svolta serva a migliorare la qualita' delle storie, ma ci credo poco. Il problema non era il fatto che l'ambientazione era datata, anche se effettivamente era assurdo continuare a fingere che internet non esiste.

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